martedì 18 marzo 2014

#iocimettolafaccia: ALESSANDRA NICITA

Questa è la storia di una scrittrice. Di una poetessa. Di una donna.
O forse di Arthur Rimbaud.
Questa è la storia di qualcuno che ha voglia di innamorarsi, ma non importa di chi.


Cominciamo con le presentazioni. 
Chi sei? Quanti anni hai? Cosa fai nella vita?
Mi chiamo Alessandra Nicita, ho trentacinque anni, sono scrittrice , psicoterapeuta e musicista. Se potessi rinascere, però ti direi: “Mi chiamo Arthur Rimbaud, ho ventitré anni, sono un poeta e sono la più grande ossessione di uomo chiamato Verlaine”. Resti ben chiaro il fatto che la fantasia è cibo quotidiano ai miei pensieri.

Ora, per conoscersi meglio. 
Dove sei nata e cresciuta? Com'è stata la tua adolescenza?
Sono nata a Nardò, un paese in provincia di Lecce, il 5 febbraio del 1979. Sono cresciuta li, scalpitando fino all'età di diciotto anni, nonostante viaggiassi spesso e con regolare frequenza. Tuttavia ancora mi capita di credere che nessun posto sia casa mia. La mia adolescenza è stata inquieta, tormentata , bellissima, delicata come un fiore, impetuosa e prepotente come la bellezza acerba del gambo di una rosa. Erano anni in cui non c'era distanza fra il dolore e la bellezza, erano anni in cui ogni storia , ogni attimo diventava per me meraviglia. Vorrei riuscire a guardare oggi le cose, i fatti, le persone con gli stessi occhi, ma dovrei fare cambio di cuore.

E ora che sei grande, com'è la vita? E come la riempi?
Io non sono grande, è l'età che mi frega. Conduco una vita particolare che da un mese a questa parte è ancora diversa, nuova, imprevedibile. Mi divido fra il lavoro di terapeuta e di artista. Spesso mi addormento a notte fonda, viaggio molto, e sono sempre in bilico fra un pensiero giusto e uno sbagliato. Adesso posso dire di aver preso a vivere come non ho vissuto mai, adesso che so dimenticare, adesso che sono padrona del mio regno.

Meladailabrianza dice sempre che “Per ottenere diritti, bisogna avere visibilità; per avere visibilità, bisogna metterci la faccia”. Tu che significato dai al “metterci la faccia”?
C'è' una frase della Yourcenar a cui sono particolarmente legata: “La maschera a lungo andare diventa volto”. Fingere di essere chi non siamo è una delle offese più grandi che possiamo fare a noi stessi. È la verità che da speranza, e la verità è un esercizio utile per insegnare all'uomo che la paura e la finzione sono trappole inventate dagli esseri umani affinché questi ne diventi schiavo. Io ci metto la faccia, ma anche le mani, il cuore e il corpo se questo servisse a cambiare le cose, e se ancora questo servisse a rendere tutti felici, ci metterei anche il culo.

Un episodio in cui ci hai “messo la faccia”?
Quando ho deciso di pubblicare “Arrivò l'amore e non fu colpa mia”, un libro di poesie che racconta di un amore fra donne. Quando ero più giovane non mi sarei mai sognata di scrivere un libro a tematica omosessuale femminile perché ho sempre pensato che l'amore fosse amore a prescindere, da grande invece ho dovuto, a fatica, capire che gli uomini hanno avuto l'esigenza di definire con un aggettivo un sentimento che di aggettivi non ne ha bisogno.

Ma soprattutto: perché tu hai scelto di metterci la faccia?
Ci metto la faccia per dire che la sola cosa di cui ho bisogno è di innamorarmi, non mi importa di chi se questo fa di me una persona felice. Vorrei però che questo fosse il pensiero di tutti.

Un augurio o auspicio da lasciare a chi ci legge …
Vergognatevi pure di essere ladri, ignoranti, insensibili o bugiardi, ma non lasciate nella vostra anima il brusio di un'ombra che vi insegue pregandovi affinché possiate dire al mondo la verità su chi voi siete.
Perché quello che siete è giusto.
Perché quello che siamo è innocente.
Parole come lesbica o gay non dovrebbero produrre più alcuno scandalo, poiché l'inverno può essere lungo se non si attende l'estate.

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